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Marocco

Marrakech e il deserto di Merzouga

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Marrakech

Era un po’ di tempo che ci preparavamo per questo viaggio: ci abbiamo scommesso tanto e l’entusiasmo era esplosivo. È il nostro primo viaggio fuori dall’Europa, che per molti può non significare niente, per noi era un all-in per noi cinque – io, Letizia, Stefano, Feride e Giada. L’arrivo in aeroporto a Marrakech è carico di ansia e già lo sentiamo nell’aria: le persone sono ovunque e tutto è molto più caotico e, come scopriremo solo più tardi, amichevoli. Dopo la prima piccola fregatura con bus dall’aeroporto, ci dirigiamo verso il Riad Rodamón dove lasciamo le valige e subito ci addentriamo armati di macchina fotografica nelle vie del centro. La gente di Marrakech un po' la odi e un po' la ami. La maggior parte di loro ti salta addosso per portarti a vedere una qualche festa dei colori, occasione imperdibile che si tiene solo una volta a settimana che però ti viene proposta tutti i giorni della settimana, o per trascinarti nei loro negozi. E poi devi trattare, trattare e ancora trattare.

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Il deserto di Merzouga

Già da quanto in lontananza si intravedono le dune, l'entusiasmo di tutto il pullman sale, come se si fosse svegliato tutto ad un tratto: siamo arrivati a Merzouga. Dopo un’altra mezz’ora di viaggio, il bus si ferma e accosta in un parcheggio, dove delle persone ci aspettano con dei cammelli. Lasciamo i nostri bagagli nel retro del pick-up, e ci viene assegnato un cammello. Incredibile la velocità con cui la carovana si mette in moto. Sembra di stare in una cartolina, le ombre dei cammelli sulla sabbia, le dune con il loro colore rosse acceso. Le due carovane si dividono: un gruppo con le ragazze ci precede mentre Stefano ed io partiamo poco dopo, con al seguito un giovane dromedario di sei mesi, un po’ ribelle, che continua a strattonare e a opporsi. Mohammed ci spiega che ci vorranno almeno due mesi per addestrarlo e insegnargli la strada. Dopo un po’ di cammino, Mohammed fa sedere i cammelli e ci porta in cima a una duna e ci mostra come scrivere i nostri nomi in arabo, tracciandoli con le dita nella sabbia rossa del deserto. Nel frattempo, arriva una jeep bianca e sentiamo qualcuno chiamarci. Ci avviciniamo al pick-up e vediamo Feride, Giada e Letizia sedute sulla retro del pickup con uno dei beduini alla guida. Saliamo anche noi e senza nessuna esitazione il pick-up parte saltando tra le due del deserto fino all’accampamento per la notte. La sera, mentre tutti i nostri compagni di viaggio dormono nelle loro tende, usciamo con Assan, che ci guida nel buio orientandosi tra le dune come se fossero la sua casa. Ci sdraiamo a guardare il cielo con la sabbia ancora calda sotto di noi ad ammirare la Via Lattea e le stelle nel cielo buio. In quei momenti senti una connessione incredibile con chi ti sta accanto, persino se non parla la tua lingua. Mi mancherà ma che contento che un pezzo della mia storia si sia intrecciata con questo paese fantastico.

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Di ritorno verso casa